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di Giuliana Mazzola, StileArte N.94, page 39

Feltus Feltus

In occasione delle prossime mostre italiane Tobias Feltus ha risposto ad alcune domande di Giuliana Mazzola

D – Tobias ha studiato design, Joseph animazione cinematografica: spesso quando si parla di questi due campi si pensa a qualcosa di estremamente moderno, estremamente tecnologico , mentre nelle vostre foto, nei cortometraggi e negli oggetti creati da voi si assiste ad un amorevole citazionismo del passato “più passato”, compiaciuti della vostra aulica contemporaneità. Vi sentite dei pesci fuor d’acqua nel vostro ambiente artistico?

Che cos'è moderno veramente? A mio parere ci sono vari tipi di moderno. Per me il design di buona qualità è essenzialmente e concettualmente semplice. La tecnologia non ci offre niente che ci permette di fare delle cose meglio, ma semplicemente altri strumenti per raggiungere una stessa meta. Se noi siamo arrivati nel 2005 a creare immagini che sembrano per così dire antiche, forse ci vorranno altri 50 anni prima di riuscire a creare qualcosa di veramente moderno. Noi creiamo quello che sentiamo nostro in quel momento, ciò in cui ci troviamo comodi.

D – La ricerca della pittoricità e la ricostruzione dello spazio alla maniera rinascimentale hanno fatto definire a un’artista italiana la vostra fotografia come la negazione stessa dello spirito della fotografia. Siete d’accordo con questa considerazione?

No, non e' la negazione, ma semplicemente un altro approccio. Le nostre immagni sono un rigurgito di ciò che abbiamo assorbito lungo gli anni, influenzati da secoli di pittura, scultura e libri su libri di fotografia, letteratura, ecc. Anche se il mio fotografo idolo e' Henri Cartier-Bresson, credo che le nostre opere riportino di più alla pittura rinascimentale italo-europea. Ma cio è anche un fatto di timidezza. Bresson scattava senza limiti per strada, noi invece preferiamo lavorare in modo meditativo e controllato. Sempre Bresson parlava del fatto che la fotgrafia e' un crescendo che ha come culmine una frazione di secondo, un istante registrato o perso. La pittura invece è meditazione visuale. Per trovare quell'istante, che a volte è un'esposizione di due secondi, rimaniamo in una tensione statica per lunghi periodi, dove colui che sta dietro l'obiettivo dirige piccoli cambiamenti di gesto e posizione. Credo che lo spirito della fotografia sia un fantasma di luce che si manifesta in punti di ossidi metallici. Partendo da questo punto di vista non abbiamo rifiutato nè lo spirito nè l'essenza della fotografia.

D – Il vostro lavorare insieme, la vostra ricerca estetica, la vostra raffinatezza, il ritorno ossessivo del tema del doppio:parlaci della vostra maniera di lavorare insieme.

Il fatto che ci rappresentiamo costantemente a vicenda non e' un discorso narcisistico, ma è semplicemente dovuto al fatto che siamo i nostri modelli piu' disponibili ed affidabili. Il fatto di presentare polittici e' il modo piu' diretto e semplice di condividere il ruolo di autore.Il fatto che la gente trova difficile da distinguerci al telefono, ed a volte non sanno quale tra di noi sia il più anziano, forse ci avvicina ad altri fratelli creativi, come i fratelli Quai, Chapman o Cohen. Ma il discorso di collaborare assieme è ci viene fin dall'infanzia. Da piccoli eravamo abbastanza isolati, essendo degli Americani che vivevano nella campagna intorno ad Assisi. Io creavo, e Joseph fantasticava: quando mi serviva una persona in una delle mie creazioni, usavo lui, naturalmente. Da adulti continuiamo a produrre assieme molte cose diverse grazie ad una pianificazione del lavoro che è venuta via via col tempo e lo studio.